Progetto piccoli spazi

Piccoli spazi grandi aspettative

Sfogliando riviste di architettura, vedo cucine perfette, living open space con divani modulari che invitano al benessere e alla convivialità, ma guardando ai progetti reali, quelli che sto elaborando, incontro spazi minimi e soprattutto in ‘non spazi’ inutilizzati, da trasformare.

 

Come faccio a rendere grande uno spazio minimale?

Sono molteplici le soluzioni che possono costruire uno spazio nuovo e più versatile. In alcuni casi, bastano giochi prospettici o cromatici per far credere allo sguardo che in casa ci sia qualche metro in più.
La costruzione di nuove prospettive, come studiava già Raffaello, è stato l’obiettivo principale a cui noi architetti aspiriamo da sempre.
Illudere per credere… Nel quotidiano tutto cambia scala e dobbiamo fare i conti con i piccoli spazi o ancora con spazi grandi ma da ridisegnare per renderli nuovi versatili e accoglienti.

Nicchie e mobili a scomparsa.

Non sono i giochi di un cartongessista, sono astuzie consapevoli del progettista studiate per non interrompere troppo lo spazio, creando piccole quinte che diventeranno spazi fantasma di capacità impensate.
Così un ingresso lungo e stretto si può caratterizzare costruendo un piccolo ripostiglio, un gioco di librerie, una nicchia porta oggetti. Giocando con i colori possiamo trasformare un problema in una opportunità.
Un open space, che all’apparenza sembra troppo essenziale per farci stare tutti i mobili che servono, può essere ottimizzato costruendo controsoffitti e pareti d’appoggio, che aiutino a coordinare elementi d’arredo esistenti, dandogli nuovo interesse.
Aggiungendo un tocco di colore o un rivestimento di materiale innovativo, ecco che quel luogo bianco diventa un quadro tridimensionale. Il progetto, costruito da un professionista, ha questo scopo: risolvere un problema di spazio e a volte un problema di percezione.

 

Progetto di ristrutturazione - PRIMA
Progetto di ristrutturazione - PRIMA

 

Progetto di ristrutturazione: DOPO
Progetto di ristrutturazione: DOPO

 

Arch. Silvia Baroni


Pavimenti parquet Benuzzi Bologna

Non è vero che il legno…

Ma il legno, questo materiale deformabile, lucidabile, graffiabile ma affabile, lo vogliamo amare e non temere? Amiamo e sogniamo il parquet e pensiamo che sia un materiale per chi ha tempo, per chi non ha figli, né gatti né cani. Perché si segna, perché se cade qualcosa si ammacca o magari si macchia definitivamente. E se si rompe una tubazione? E chissà quanto costa…lo metto solo nelle camere perché ci vado di sera scalza…non è vero che il legno è…il legno è semplicemente vero!

Alla base di tutte le considerazioni c’è la cura per le cose e la cura per la casa. Il parquet è un materiale vivo, irregolare, opaco, e musicale… Lui parla quando ci cammini sopra, flotta leggermente, scalda il tuo cammino fino all’anima…quando lo vivi per anni dentro la tua casa. Lui invecchia con te…come la bellezza del tempo degli alberi… sempre meno lisci, sempre più rugosi, ma sempre più articolati e maestosi.

Cosi è lui, il parquet. L’abbiamo pettinato per anni e lo abbiamo lucidato alla ricerca di una naturalità che era totalmente artificiale, quasi pop, perché riportare tutto alla nostra normale conoscenza è più facile…sembra ceramica così…lucido e pulito.
Oggi gli stiamo chiedendo scusa. Lo accettiamo, a grandi listoni nodosi e un po’ ruvidi… Lo trattiamo a cera naturale per non costruire riflessi inutili… ne pettiniamo i nodi, le rughe, giochiamo con lui e prendiamo di lui il profilo migliore. Ce lo possiamo permettere perché lui non si spezza, non si raffredda e sta bene con tutto come un “abito blu” (cit.).

Buona scelta!

Arch. Silvia Baroni